Aziende

Nuove srl, solo il capitale è ridotto. Giovanni Lo Storto: ora serve una buona idea

Nel 2012 il boom delle società semplificate. Per Giovanni Lo Storto, vicedirettore della Luiss, sono molte le opportunità ancora da sfruttare

Che siano una novità è certo: anche che da subito siano state intese come una possibilità di avviare una attività in proprio, è vero. È il caso delle Società a responsabilità limitata a capitale ridotto e delle Società a responsabilità semplificate. Novità introdotte con il decreto sulle liberalizzazioni, che già hanno raccolto numeri importanti. Uno su tutti: il 32% di queste società è stato aperto al Sud (1.356, rispetto alle 4.162 del totale nazionale). La parte del leone (vedi tabella in pagina sul generale Sud) spetta alla Campania (598), mentre la Basilicata ha ancora qualcosa da recuperare (33). Perché tali tipi di società sono una novità e soprattutto una convenienza? Le Srl semplificate (Srls) sono riservate ai giovani con meno di 35 anni, con un capitale minimo di un euro fino ad un massimo di 10 mila euro. Al 31 dicembre 2012 sono state costituite 2.941 Srls. I notai, in accordo col Governo, seguono i giovani in questa iniziativa prestando la loro attività gratuitamente sul modello standard e garantendo i controlli di legalità necessari. L’altra novità in tema societario è rappresentato dalle Srl a capitale ridotto che può essere costituita anche da soggetti con più di 35 anni con un capitale sociale iniziale anche solo di 1 euro. Al 31 dicembre 2012 sono 1.221 le Srl a capitale ridotto costituite nei primi sei mesi di attuazione della norma. Per gli aspiranti imprenditori è online www.larancia.org, la risorsa web dedicata a tutti i ragazzi che vogliono tradurre la loro idea in impresa. La nuova piattaforma web, realizzata dal Consiglio nazionale del Notariato con la collaborazione scientifica della Luiss Guido Carli di Roma, mette a disposizione tutti gli strumenti e le informazioni necessarie per chi vuole fare impresa. Un fenomeno, quello delle società "ridotte", che Giovanni Lo Storto, 41, pugliese, vicedirettore generale della Luiss, conosce benissimo.

Giovanni Lo Storto, in una temperie economica come quella che stiamo attraversando, le aziende di grandi o medie dimensioni seppur consolida e fanno fatica a reggere l’impatto della crisi. Per chi avesse intenzione di aprire una attività in proprio è quello odierno un momento che può offrire sufficienti chance?

«La parola "crisi" in cinese si scrive con due simboli. Due simboli che da soli sono due diverse parole: la prima si legge pericolo, la seconda opportunità. Ecco, si dovrebbe partire da questa lontana saggezza semantica per impostare una lettura della attuale situazione economica e produttiva del nostro Paese e del contesto anche internazionale in cui si inserisce. L’attuale momento è quello in cui reagire. Un modo è certamente quello di prepararsi al meglio, attraverso una sempre più consapevole ed intelligente attività formativa che premi le proprie passioni, che valorizzi il proprio talento. E siccome il posto fisso non appartiene più al lessico cui si possa serenamente far riferimento, una strada è certamente anche quella di avviare una propria attività imprenditoriale. C’è un enorme fermento in questo senso. Dobbiamo fare tutto il possibile per consentire a questo fermento delle nuove generazioni di tramutarsi in occasioni in cui tentare di andare a cogliere ciascuno la sua chance».

Dovendo individuare un settore sul quale puntare, quali indicherebbe?

«Le opportunità sono molte e molto diverse ha loro. Certamente oggi ciò che offre più possibilità è lo sconfinato mondo del digitale e delle soluzioni innovative in temimi di risposta alle esigenze che il mercato evidenzia. Penso ad esempio ai medici o più in generale al tema dell’innovazione sociale. Ma è solo un aspetto. Talvolta una idea innovativa può anche non essere legata alle nuove tecnologie. Basta una intuizione legata alla vita di tutti i giorni. Un nostro gruppo di studenti ha lanciato una start up per la toilet advertising, un altro di radio personalizzate, un altro ancora una pizzeria a New York. Il passo più importante è avere l’idea. Una buona idea, meglio se con qualche dose di innovazione, che incontra una esigenza di mercato e che viene perseguita con tenacia può dar luogo ad una iniziativa di successo. Senza dimenticare l’importanza della scalabilità del business. Avviare una pizzeria è interessante, ma non crea particolare benessere ed occupazione, avviare una pizzeria con l’opportunità di aprirne più di una e realizzare una catena di pizzerie contribuisce a creare sviluppo ed occupazione. Occorre pensare in grande».

Giovanni Lo Storto, fra l’idea che si ha intesta e il prodotto, diciamo così finito c’è un "cammino" che comprende cosa?

«Bisogna sapersi preparare. Una buona idea senza un buon business pian ha minori possibilità di successo. Una cattiva o non adeguata lettura del mercato possibile è un errore che potrebbe rendere vani gli sforzi. È indispensabile formarsi in modo adeguato, è molto importante aprirsi a compagni di viaggio che condividano la passione e portino competenze diverse al perseguimento dell’iniziativa. E poi bisogna essere pronti a saper intercettare i capitali necessari. Saper presentare una idea è una abilità di non poco conto. È questo il motivo per cui, ad esempio, noi insegniamo ai nostri studenti l’importanza del public speaking. Saper intercettare l’interesse di un investitore rappresenta, ad un certo punto di vita del progetto, la chiave di volta per raggiungere il mercato dei consumatori ed il successo dell’impresa».

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