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Crescita o stagnazione? Le previsioni di Gianpietro Benedetti

Gianpietro Benedetti è il numero uno di Danieli, che con 2.9 miliardi di euro di fatturato previsti per l’esercizio In corso è fra I primi tre fornitori al mondo di Impianti e macchinari per la produzione di acciaio e di alluminio in particolare è leader nella produzione di mini-impianti per la produzione dei cosiddetti acciai lunghi. L’ebtda previsto per l’esercizio 2015 è di 280 milioni di euro. Il gruppo è attivo in Cina dal 1975. esportando prodotti e dal 2000 con due Impianti produttivi che impiegano 2 500 dipendenti e hanno realizzato oltre 600 commesse. Classe 1942. Benedetti è uno degli artefici del successo mondiale di Danieli, dove ha incominciato a lavorare nel 1961 come disegnatore tecnico. Nel 1985, dopo l’improvvisa scomparsa di Cecità Danieli, è diventato eoo e presidente nel 2003. Da allora Gianpietro Benedetti ha Impresso un nuovo impulso all’internazionalizzazione che ha portato Danieli a costituire società di ingegneria In Cina Giappone e Vietnam e a comperare o costruire fabbriche In Austria, Slovenia, Inghilterra e India.

Domanda: La Cina sta lentamente trasformando il modello di sviluppo puntando sull’allargamento del mercato interno. Dal suo osservatorio, che peso avrà il mercato cinese entro la fine di questo decennio?

Gianpietro Benedetti: "È il primo mercato al mondo dell’acciaio c probabilmente continuerà a esserlo. Vi do alcuni parametri di giudizio, anche se il consumo di acciaio e alluminio è sceso dal 7% di qualche anno fa al 2.5%. la produzione è salita da 60 milioni di tonnellate all’anno ai 700 milioni annui attuali per un valore di circa 400 miliardi di dollari".

Domanda: E nel confronto con gli USA?

Gianpietro Benedetti: "Gli Usa consumano 130 milioni tonnellate all’anno e l’Europa 160 milioni. Quindi la Cina produce e consuma metà dell’acciaio del mondo, incredibile, impensabile e unico caso nella storia di una crescita così rapida e di successo".

Domanda: Però c ‘è stato un rallentamento nel ritmo della crescita. Vi preoccupa?

Gianpietro Benedetti: "Io sto notando un altro fenomeno. Dal momento che il mercato interno si è ridimensionato, i fabbricanti di acciaio esportano sia impianti per fabbricare acciaio, in concorrenza con Danieli e altri costruttori europei, sia acciaio per ben 80 milioni di tonnellate all’ anno, tre volte il consumo dell’Italia. I prezzi sono molto competitivi e danneggiano i nostri clienti nel Sudest asiatico, nelle Americhe, in Medio Oriente e Nord Africa".

Domanda: Quindi lo spostamento della manifattura verso Paesi vicini alla Cina, ma con un costo del lavoro sensibilmente inferiore, sta investendo anche settori a maggior valore, non solo i giocattoli e le scarpe sportive. Come potete reagire a questa competizione?

Gianpietro Benedetti: "Con la qualità. Le nostre fabbriche a Changshu e Pechino, dopo 5-6 anni di operatività, hanno raggiunto un buon livello di qualità con un costo dei macchinari del 40-50% inferiore a quello in Europa. È il nocciolo della nostra capacità operativa".

Domanda: Ma è una ricetta valida anche per un mercato in via di sviluppo come quello cinese?

Gianpietro Benedetti: "Almeno per i prossimi dieci anni, non vediamo problemi di com­petitività da queste aree. Non ci sono fabbriche in Cambogia, Vietnam, Thailandia che possano competere con le nostre in Cina e Thailandia. I margini si sono ridotti non per concorrenza dall’estero ma per la forte competitività dei concorrenti locali in un mercato ridotto, sui volumi".

Domanda: Quali potranno essere in un mercato cinese in forte trasformazione i fattori distintivi del Made in Italy su cui puntare e basteranno di per sé a conservare/allargare le quote di mercato?

Gianpietro Benedetti: "La Cina sta puntando su prodotti di alto valore aggiunto in tutti i settori, compreso il nostro, con un miglioramento continuo. In parallelo, al momento mantengono anche prodotti a basso valore aggiunto. Direi che operano a tutto campo".

Domanda: Nella gestione del vostro business in Cina quali sono attualmente i maggiori ostacoli /difficoltà e come si sono modificati rispetto alla fase iniziale dell’investimento in quel mercato?

Gianpietro Benedetti: "Anche per noi il team building richiede un grosso impegno. Ad oggi l’80% del management è cinese e i progettisti sono ormai cinesi al 90%. A questo proposito posso testimoniare che le università per tecnici e ingegneri sfornano ottimi professionisti".

FONTE: MF International
AUTORE: Pier Paolo Albricci

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