Auro Palomba, l’analisi sullo stato delle infrastrutture in Italia

Auro Palomba, l’analisi sullo stato delle infrastrutture in Italia

Not in my Back yard, o Nimby, secondo uno di quegli acronimi che gli anglosassoni tanto amano. Ovvero: ok, le infrastrutture sono utili, mi piacciono, sono molto contento che il Paese si modernizzi ma, per favore, fatele lontane da casa mia, o più letteralmente dal mio cortile (back yard). Chiunque torni dalla Cina dice che dove qualche mese prima non c’era niente ora c’è un’autostrada a dodici corsie. Le foto delle strade rifatte in una settimana in Giappone dopo il terremoto hanno fatto il giro del mondo. Da noi per fare qualsiasi opera si attende un tempo così lungo che quando è pronta è già obsoleta. Ricordo che una volta un importante manager mi disse che, grazie a questi ritardi, l’Italia spesso è riuscita a eliminare gli errori che si fanno quando si sperimenta e scegliere subito la soluzione giusta. Non so perché, ma mi sembra una scusa e non mi conforta. Il totale asservimento della politica al fronte del “no”, e il comune discredito di chiunque voglia “fare”, indicato nel migliore dei casi come uno speculatore, e nel peggiore come un delinquente che sta mettendo a rischio la salute dei nostri bambini e in generale del pianeta, è uno dei principali problemi italiani. Ed è un altro aspetto del quadro che fa sì che questo Paese sia diversamente modernizzabile; perché ognuno di noi ritiene i propri diritti invalicabili, anche se sono acquisiti spesso in modo un po’ furtivo. Se la nuova stagione della politica riuscirà a risolvere anche solo parzialmente questo problema, il Paese potrà fare un grande passo avanti. Anche perché molto spesso chi urla contro la nuova infrastruttura difende il proprio orticello (o back yard) a scapito di tutti gli altri. Solo per fare un esempio, la mancanza dell’alta velocità da una parte taglia fuori l’Italia dai traffici internazionali, dall’altra continua a ingolfare le strade e le autostrade producendo inquinamento e consumo energetico. Ma le ragioni del “sì” sono spesso dimenticate, perché in fondo è più facile solidarizzare con una serie di mamme e bambini che protestano che a favore di un interesse comune. Perché, purtroppo, si sa che in Italia il “bene comune” non è mai la parola dell’anno.

Auro Palomba

FONTE: Fondazione Nordest
AUTORE: Auro Palomba

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