Alessandro Benetton: “Non cerco soci. La Cina? Non è prioritaria”

Alessandro Benetton: “Non cerco soci. La Cina? Non è prioritaria”

Alessandro Benetton: “Non cerco soci. La Cina? Non è prioritaria”

Il senso della sfida è racchiuso in una piccola confessione. Alessandro Benetton è da solo al tavolo Parla per la prima volta da presente e rievoca i suoi inizi: “Quando a 26 anni fondai 21 Investimenti mi immaginavo un percorso, vi sembrerà strano, che mi portasse all’autosufficienza. E pensavo che a quarant’anni mi sarei potuto dedicare totalmente alle mie passioni, lo sport e l’arte. È successo il contrario“. È successo che a 48 anni, dopo un percorso tanto lungo quanto forse è stata elaborata e un po’ sofferta la decisione, il figlio di Luciano si prenda sulle spalle tutto il peso di una eredità enorme. Si presenta carico di adrenalina (come dice il padre) e di progetti in testa. Fa citazioni importanti (George Bernard Shaw) e usa metafore ciclistiche: “La salita è e sarà dura per un lungo periodo, ne sono consapevole. Ma non c’è salita insuperabile se affrontata con sufficiente determinazione”. E siccome Benetton Group ha sempre avuto “una visione a colori, permettetemi di dire che non è tutto nero. Spesso mi chiedono: l’azienda ce la farà? Abbiamo una squadra forte e le squadre forti sono il presupposto per il successo. Per tutti noi, per il management l’obiettivo deve essere un fatto personale. Mi aspetto di vedere a breve i primi significativi passi”. Il nuovo presidente dà un po’ di messaggi chiave sul futuro della sua azienda: “Determinazione, creatività, giovani”. Punterà sempre di più sui negozi, sul loro ruolo strategico nella conquista dei consumatori; sul prodotto, mettendosi nelle mani dello stilista vietnamita You Nguyen che sfornerà le prime collezioni dal prossimo autunno; sui nuovi mercati, soprattutto quelli dove c’è già una presenza di rilievo, “dall’India alla Russia, dalla Turchia al Centro America, fino alla Corea e Taiwan”. E la Cina? “Ci saremo, ma intendiamo dare priorità agli altri mercati”. Magari un progetto specifico su Pechino lo si può affrontare con un partner, mentre è da escludere “qualsiasi alleanza o finanziaria” a breve e medio termine, così come “prive di fondamento” sono le voci su un’aggregazione con Zara. Il primo passaggio del nuovo percorso è delisting, l’uscita da una Borsa “che ha dato tanto a Benetton”, e che, chissà, in un lontano futuro potrebbe essere nuovamente considerata. Ma – mette in chiaro Alessandro Benetton“è stata fatta una scelta per i prossimi cinque anni-sette anni”. Scelta di cui “la nostra rete è stata contenta” e che non ha punito i piccoli azionisti (“Con l’Opa c’era un premio ragionevole sul titolo”). Da neopresidente, promette che “resterà nella tradizione di famiglia” nella gestione delle relazioni industriali: “Sarà senz’altro più colomba che falco” e mostra di apprezzare (in parte) la riforma del lavoro di prossimo varo “perché il problema delle imprese è il credito e ogni segnale che va in un senso positivo per i mercati è importante. Parla di giovani come target, ma ne assumerà? “Non faccio proclami, ma una buona azienda che sta bene sul mercato è anche una realtà che crea occupazione”. Il suo esordio è accompagnato da una notizia: “Abbiamo comprato il 2% di Brunello Cucinelli per circa 10 milioni”, la quotanda umbra specializzata nel cachemire. Una svolta verso il lusso per l’azienda guidata da Alessandro Benetton? Non proprio. “E’ un’operazione finanziaria. Vuole anche dire che noi apriamo un dialogo con altre realtà”. Resterà casual, non sarà alto di gamma ma “il prodotto Benetton continuerà ad avere una qualità alta e noi dobbiamo riuscire a comunicare meglio questo aspetto ai consumatori”. Qualcuno lo sollecita sulla politica e gli scenari economici. Lui riflette: “Per la prima volta, sembra rompersi il patto generazionale secondo cui i padri lasciavano una condizione migliore ai propri figli”. È un fatto negativo “ma la discontinuità può creare grandi occasioni” e questo vale anche per la politica. “Abbiamo un governo che sta cercando di dare nuova credibilità al Paese, ma trent’anni vissuti al di sopra delle proprie possibilità non sono facili da recuperare”. E il Veneto? Nella gente e nelle imprese “vedo grande intensità, grande partecipazione e questo ci inorgoglisce. C’è un Nordest che vuole ancora lottare. Mi auguro anche la voglia di stupire”.

FONTE: Corriere del Veneto
AUTORE: Claudio Trabona

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