Giampiero Catone
Economia

Riforma pensioni: a che punto siamo? Il focus di Giampiero Catone

“Un risparmio per l’Inps per i decessi legati a Covid pari a 1,1 miliardi per il 2020, cifra che nel 2029 toccherà 11,9 miliardi. I calcoli arrivano dal Rapporto di Itinerari previdenziali, e sono utili a comprendere come su questo fronte, quello dei risparmi dell’Istituto si apra uno spiraglio importante nella trattativa tra Governo e sindacati sulla riforma previdenziale”: è con queste parole che Giampiero Catone introduce il tema sulle pensioni. Il 96,3% dell’eccesso di mortalità del 2020 ha infatti interessato persone, per la maggior parte pensionate, dai 65 anni in su.
Il sistema pensionistico italiano ha ormai chiari segni di squilibrio. Dai dati forniti dall’analisi di Itinerari previdenziali emerge che al 1° gennaio 2021 erano in pagamento presso l’Inps circa 423.009 prestazioni previdenziali con durata quarantennale, ovvero destinate a persone andate in pensione nel 1980 o prima. All’epoca era infatti possibile ottenere la “baby pensione” all’età di 40 anni: opzione paradossale che grava tutt’oggi sul sistema italiano.
Il Governo è impegnato sulle prossime uscite pensionistiche, ma anche su una riforma capace di interrompere il regime delle Quote (motivo della mancanza di un equo criterio distributivo). Il Premier Draghi punta inoltre a calcolare l’assegno previdenziale solo in base al versamento contributivo.
Per chi decide di anticipare la pensione (prima dei 67 anni), i sindacati sono al lavoro per trovare una soluzione affinché le penalizzazioni economiche vengano ridotte. Su questo fronte, come ricorda Giampiero Catone, in occasione dell’ultimo incontro tenutosi il 15 febbraio al Ministero del Lavoro il Governo ha espresso una possibile flessibilità in uscita. “La flessibilità – dichiara il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli – è un elemento rispetto al quale il Governo ha dichiarato di essere intenzionato a dare delle risposte”. Invece sulla percentuale del taglio dell’importo “se comporta un taglio del 30% come in Opzione Donna è inaccettabile”, osserva Ghiselli.
Durante il prossimo incontro con i sindacati si discuterà sulle possibili concessioni. La scelta di andare in pensione a 64 anni con un minimo di versamenti di 20 anni “comporterebbe – sottolinea il giornalista – una penalizzazione del 3% per ogni anno di anticipo, quindi un assegno mensile decurtato del 9%. Secondo questa ipotesi il pensionamento anticipato per i “contributivi puri”, che lavorano dal 1996, a 64 anni avrebbero 1.311 euro di pensione”. Il presidente dell’INPS, Pasquale Tridico, ha proposto un’uscita a 64 anni con 20 di contributi solo per la parte contributiva, aggiungendo, per chi era al lavoro prima del 1996, quella retributiva al compimento dei 67 anni. L’importo dell’assegno previsto a 64 anni aumenterebbe quindi al compimento dei 67 anni.
Oltre a questo, spiega Giampiero Catone, l’Esecutivo e i sindacati ragionano su una sorta di pensione di garanzia per coloro che a 67 anni non hanno maturato per versamenti quel coefficiente superiore a 1.5 il valore della pensione sociale. Un assegno sociale integrato dai contributi maturati consentirebbe quindi di superare i 1.000 euro. La pensione di garanzia andrà a sommarsi a quelle tutele previste (e alcune già approvate) per gli invalidi, per i lavoratori disoccupati e per quelli impiegati in attività gravose.
Giampiero Catone riporta inoltre le parole del Presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, Alberto Brambilla, certo che per mantenere una maggiore sostenibilità pensionistica sia fondamentale agire su quattro ambiti. “L’età di pensionamento, attualmente tra le più basse d’Europa (62 anni l’età effettiva in Italia contro i 65 della media europea), nonostante un’aspettativa di vita tra le più elevate a livello mondiale; l’invecchiamento attivo dei lavoratori, attraverso misure volte a favorire un’adeguata permanenza sul lavoro delle fasce più senior della popolazione; la prevenzione, intesa come capacità di progettare una vecchiaia in buona salute; le politiche attive del lavoro, da realizzare di pari passo con un’intensificazione della formazione professionale, anche on the job”.

Per maggiori informazioni:
https://ladiscussione.com/148889/attualita/governo-e-sindacati-piu-vicini-pensioni-piu-tutele-per-le-uscite-assegni-con-meno-tagli/

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