Secondo Alessandro Benetton, le aziende non dovrebbero considerare i giovani come un costo, bensì un investimento. Lo ha affermato nel corso del suo intervento al Festival dell’Economia di Trento, che lo ha visto tra i protagonisti del panel “L’Italia non è un Paese per giovani, come può diventarlo” insieme a Lavinia Biagiotti Cigna (Biagiotti Group), Diana Bracco (Gruppo Bracco), Marina Brambilla (Rettrice Università degli Studi di Milano), Alessandro Molinari (ITAS Mutua), Angelica Migliorisi (Il Sole 24 Ore) e Fabio Tamburini (Il Sole 24 Ore).
L’Italia, ha ricordato il Presidente di Edizione e Mundys, è al quinto posto in Europa per giovani interessati alla sfida dell’Intelligenza Artificiale generativa, ma soltanto il 17% dei ragazzi guarda al futuro con entusiasmo. Un dato emerso dallo studio realizzato dalla Fondazione UNHATE insieme al professor Mauro Magatti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Si tratta di un importante segnale della frattura tra potenziale e fiducia che contraddistingue le nuove generazioni.
“Dobbiamo essere convinti che l’Italia possa essere un Paese per i giovani”, ha affermato Alessandro Benetton, per il quale il problema italiano risiede soprattutto nella capacità di trattenere coloro che si formano. “Prepariamo benissimo i giovani in termini accademici e culturali”, ha osservato, sottolineando però la difficoltà del Paese nell’offrire “il contesto adeguato”. Una situazione che alimenta il fenomeno dell’emigrazione giovanile: sono circa 50mila i ragazzi che ogni anno lasciano l’Italia. L’imprenditore ha portato quindi l’esempio delle realtà da lui guidate: “Uno stagista da noi in Mundys guadagna 1.200 euro al mese”. Questo perché un giovane che entra in azienda non va considerato “un costo, ma un investimento”. “Il 50% dei nostri dipendenti è donna e il 30% sono giovani con meno di 30 anni”, ha aggiunto.
Investire nei giovani significa investire nell’innovazione: “Sono loro che portano l’innovazione. Dobbiamo metterci in una modalità di ascolto”. Con l’Innovation Hub di Aeroporti di Roma, Alessandro Benetton ha messo a disposizione 350 metri di spazio a giovani in grado di proporre idee per migliorare il servizio ai viaggiatori. Delle oltre 1.000 proposte arrivate, 12 sono state applicate e cinque approfondite. La dimostrazione che i ragazzi e le ragazze possono incidere anche sui risultati economici, se le aziende accettano di uscire dalla propria “comfort zone”.
Come si fa dunque a rendere l’Italia un Paese per giovani? Il primo passo è costruire organizzazioni capaci di sperimentare, rompere gli schemi, dal momento in cui il vero nemico del successo è l’autoreferenzialità. E i ragazzi sono il tramite perfetto per farlo. L’impresa, ha concluso, dovrebbe ricevere qualcosa dal passato e lasciarlo migliore a chi verrà dopo. Ecco perché la responsabilità verso i giovani andrebbe vissuta “come un’opportunità”.
Per maggiori informazioni:



