Istruzione

Giovanni Lo Storto, il mestiere dello studente

Life Largelerning è il paradigma che Giovanni Lo Storto usa per indicare la necessità di coniugare le nozioni della scuola e della vita

Ero studente, eravamo studenti, siamo ancora studenti. Un gioco di parole che ci racconta una realtà che cambia, evolve e si trasforma. In meglio, molto più di quanto saremmo disposti a credere. Ogni giorno vedo i ragazzi che popolano la nostra università. Arrivano da noi diciottenni, con una valigia carica di sogni e aspettative. Sono confusi sul futuro, ma solo perché noi, generazione di adulti, abbiamo trasmesso loro le nostre incertezze. Eppure, loro sono molto più preparati di noi ad affrontare l’ignoto, il mutevole, il cambiamento. Sono cresciuti senza la memoria di un mondo che non fosse dominato da una parola onnivora e pervasiva: crisi. Un orizzonte in cui i confini sono confusi, sfocati, quasi inesistenti. Vivono realtà completamente diverse da quelle che conoscevamo solo fino a un paio di decenni fa. Hanno amici in altri continenti con cui si sentono frequentemente, quasi fossero vicini di casa. Sono giovani diversi, interconnessi e coraggiosi, che sanno abbracciare la sfida meglio di quanto pensiamo. Tuttavia, non possiamo pensare che loro debbano cambiare, e ben venga il cambiamento, mentre gli standard formativi devono restare tali e quali a quelli di un secolo fa. La scuola come esclusivo erogatore verticale di informazioni non serve più al mondo digitale e interconnesso in cui siamo calati. Il mondo del lavoro oggi è molto diverso rispetto a quello di dieci, o venti anni fa, e le competenze che sono richieste sono cambiate. Dunque, essere studenti oggi appartiene a una dinamica in gran parte superata. Si è piuttosto degli apprendisti, o come li definisco io, degli “apprenditori”. Lo studio è diventato solo una parte, benché centrale e imprescindibile, del nuovo apprendimento e lo studente è oramai una categoria antropologica che la società 4.0 ha già superato, prima ancora che ce ne potessimo rendere conto. Il mondo gira ad una velocità esponenzialmente maggiore, anche grazie allo sviluppo dirompente delle tecnologie. Con un mondo che cresce ad una velocità tanto rapida, è fondamentale che anche la crescita dei nostri ragazzi avvenga “in largo”, oltre che “in lungo”. Oggi non è più necessaria una sola traiettoria formativa, ma occorre affiancare ad essa una formazione sempre più “larga”, che inglobale cosiddette soft skills, saperi diversi e abilità trasversali, rincontro con l’umanità più diversa, e la chiama a fare da complemento a una formazione teorica imprescindibile e solida. I ragazzi di oggi sono chiamati a sperimentare sulla propria pelle le necessità di una formazione non solo lunga tutta una vita, ma che si “allarga” di esperienze e opportunità. Nel mondo del lavoro attuale il modello vincente è quello che combina una serie di competenze che potremmo definire “orizzontali”, fatte di solide e corpose conoscenze di base, capacità di interagire con gli altri e di affrontare i problemi anche estranei al proprio campo di specializzazione, unite a una preparazione “verticale” in un settore specifico, che sviluppa le abilità per affrontare le complessità della vita reale. Da qui deriva un nuovo paradigma della formazione che ho definito life large learning, un termine dai molteplici significati. E l’evoluzione del lifelong learning (che oramai abbiamo imparato a dare per scontato), è l’Accademia al fianco del volontariato, è la coltivazione dell’orto come palestra e metafora della vita, che allena alla condivisione e alla lentezza. E l’elogio dell’intraprendenza, non più (solo) dell’aderenza a degli schemi precostituiti. E un apprendimento che si allarga per abbracciare un senso più profondo e lo sguardo a una vita che i libri di testo non possono raccontare. E anche fare di più con meno risorse, ottimizzando i risultati e minimizzando l’intervento esterno. E sperimentare, lasciando anche che i ragazzi commettano degli errori per imparare da essi e ripartire verso altri obiettivi. Da queste riflessioni, che ho condiviso con collaboratori e studenti negli ultimi anni, è nato Ero studente, un testo agile e denso allo stesso tempo. Nella seconda parte del libro ho deciso di dare voci e parole agli studenti Luiss che hanno partecipato a un percorso di volontariato in contesti molto lontani dal loro quotidiano. Non sono storie straordinarie. Sono storie di incontro con una realtà da cui spesso giriamo lo sguardo. Che non vediamo, perché il più delle volte non vogliamo vedere. O perché vediamo, ma non osserviamo. I ragazzi che sono tornati da un periodo di lavoro nei campi bruciati dal sole delle terre confiscate alle mafie, o dalle carceri, o dalle periferie urbane, o dalle associazioni umanitarie, parlano con gioia di una esperienza che li ha arricchiti tanto. Che li ha anche stancati, certo, ma che li ha visti ritornare alla normalità un po’più cresciuti e con il cuore più largo. Non è forse anche questa un’abilità che dovrebbe sviluppare la scuola o l’università? Aiutare l’altro fa bene innanzitutto a noi stessi, ma crea anche un circolo virtuoso di condivisione, responsabilizzazione e intima umanità. Finora, tutto questo non è stato parte integrante dell’insegnamento. Sin dall’infanzia, tuttavia, dovremmo cercare di includere delle pratiche di formazione volte a creare la consapevolezza di una realtà più complessa e variegata nei bambini e nei ragazzi. Life largelearning, in definitiva, è un grattacielo di formazione in cui le basi, costituite dalle nozioni teoriche, sono le fondamenta solide su cui costruire interessi, esperienze, passioni ed emozioni. Ecco dunque come la scuola può ritornare ad essere come la intendevano i Greci, come paidèia, ossia come preparazione a una cittadinanza attiva, responsabile e consapevole, in cui gli stimoli formativi provengono da molteplici direzioni e contribuiscono a formare la persona, prima ancora del professionista.

Giovanni Lo Storto

FONTE: La Repubblica – Bari
AUTORE: Giovanni Lo Storto

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